Il senso dell'asparago
E quello che ti può insegnare
Prima di spuntare e di assumere le sembianze che conosciamo, l’asparago di chiama turione, ed è un piccolo mostro di efficienza: se il clima è quello giusto, può allungarsi anche di venti centimetri in ventiquattr’ore. È una crescita esplosiva, quasi arrogante, che sembra sbeffeggiare la nostra proverbiale pigrizia primaverile. Questa propulsione alla crescita però non è casuale: sotto il terreno, invisibile agli occhi di chi cerca solo il contorno per la cena, esiste la “zampa”: un apparato radicale che ha passato almeno tre anni nel buio più totale, accumulando energia e struttura senza pretendere di mostrare nulla al mondo.
Noi runner, invece, siamo creature impazienti e spesso illuse. Vogliamo l’esplosività dell’asparago dopo appena tre settimane di fartlek. Ma il corpo umano non è programmato per i miracoli istantanei; segue rigide leggi biologiche che non accettano scorciatoie. Se non hai la pazienza di costruire un apparato radicale aerobico - quel noioso, profondo e silenzioso lavoro di base fatto di chilometri lenti - non potrai mai sostenere alcuna fiammata primaverile.
La gara è solo l’ultimo atto di una recita lunghissima. Smettila di fissare la superficie sperando nel miracolo. La tua capacità di accelerare dipende direttamente dalla qualità del tempo che hai passato “sotto terra”, lontano dai riflettori e dai risultati immediati.
Investi nel buio, se vuoi brillare al sole.
A domani,
Martino




Bellissimo spunto. Spesso si vede solo la punta dell’iceberg e si ignora tutto quello che c’è sotto 😁
Il famoso detto "Mettere fieno in cascina" è sempre valido!