La promessa
Falle piccole e mantienile
Hannah Arendt aveva capito perfettamente come evitare che la nostra vita diventi un ammasso informe di buone intenzioni fallite. Sosteneva che le promesse sono l’unico strumento umano per mettere ordine nel caos del futuro, rendendolo un posto meno spaventoso e decisamente più affidabile.
Non si riferiva alle dichiarazioni roboanti sussurrate in preda ai fumi dell’alcol dei festeggiamenti il primo gennaio, quelle che solitamente hanno la data di scadenza di uno yogurt fuori dal frigo. Si riferiva alla micro-promessa, quella stipulata nel silenzio della tua coscienza alle sei del mattino, mentre fuori piove e il letto ha la forza gravitazionale di un buco nero.
In quel momento, la motivazione è una forza volatile e del tutto inutile, che ti abbandona non appena percepisce il primo spiffero d’aria fredda. Ciò che resta è la parola data a te stesso. Uscire di casa quando nessuno ti guarda e nessun algoritmo ti sta premiando non serve solo a muovere le gambe ma a costruire la resistenza che niente altro potrà mai darti. Il vero potere non sta nel superare gli altri ma nel non tradire l’unico patto che conta davvero: quello siglato con quello che vedevi riflesso nello specchio ieri sera. Oggi non ti serve l’ispirazione, ti serve solo la coerenza di rispettare la firma che hai messo su quel patto invisibile.
A domani,
Martino




La cosa più importante, decide il passo più piccolo e che sia fattibile e alla portata, e che sopratt utto ci ingaggi.