Maggese
Perché prendersi una pausa dalla corsa non è una resa, ma il segreto per rifiorire.
Hai mai sentito parlare del maggese? È una pratica agricola antica, silenziosa e per molti versi controintuitiva.

Nel mondo contadino, per far sì che la terra continui a dare frutti rigogliosi, a un certo punto bisogna fermarsi. Bisogna lasciare un campo a riposo per un’intera stagione, senza seminarlo, senza chiedergli di produrre nulla. A un occhio disattento, quel campo sembra abbandonato, persino inutile. In realtà, è proprio in quel tempo di vuoto apparente che la terra respira, recupera i nutrienti perduti e si rigenera in profondità. Nello sport, questa fase ha un nome tecnico meno poetico: l’off-season. O, più umanamente, la pausa.
Viviamo in una società che ci ha convinti che fermarsi equivalga a perdere terreno, che ogni giorno non “produttivo” sia un giorno irrimediabilmente sprecato. Ci sentiamo in colpa se spegniamo il GPS, se perdiamo un po’ della nostra forma fisica o se, in vacanza, scegliamo di non allacciarci le scarpe da corsa.
Ma il nostro corpo e la nostra mente non sono macchine da catena di montaggio. Seguono ritmi organici, fatti di stagioni, di semine e di raccolti. Prendersi una pausa non è mai una resa, né un passo indietro. È il tuo momento di maggese. È l’unico modo per permettere al terreno della tua motivazione, e alle fibre dei tuoi muscoli, di tornare fertili per le sfide future. Accetta il vuoto, non giudicarlo, e lascialo agire in silenzio.
A domani,
Sandro





VANGELO!!! e lo vedrei non solo per l'attività fisica, ma anche per tutte quelle attività che fatte ripetutamente e ossessivamente per raggiungere un obbiettivo, ci "cosificano" a meri ingranaggi.
Ma l'essere umano non è questo, è ben oltre!